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Sentieri Partigiani

08 Sentiero dei disertori

Memoria

“Nei primi giorni del dicembre dell’anno 1944 il Colonnello del presidio Tedesco di Busana della strada N ° 63 era furibondo: uno dei suoi soldati era scappato ai cbanditi’! Come era stato possibile questo? Aveva egli stesso la colpa, era stato ingiusto? Aveva trattato male quel soldato, punendolo con tre giorni di carcere e con trasferimento ad un brutto luogo? Forse quel soldato non poteva capire, perché egli doveva punire così duramente un uomo soltanto per il fatto che egli era andato la sera in paese, per trovare la fidanzata. E sopra tutto era un Polacco, quelli che sono ancora più sensibili e non abituati alla severa disciplina Tedesca. Dove era andato? Dicevano che era fuggito a Ligonchio, in quella zona dei banditi! Un grande dispiacere per il Colonnello ed anche tanto pericoloso, perché quel soldato sapeva tante cose che al Colonnello spiaceva tanto di pensare che ora le raccontasse ai Partigiani. E vero che quel soldato era fuggito a Ligonchio. Si chiamava Arturo Reich, meglio conosciuto sotto il nome di battaglia ‘Mietec’. Egli si era deciso di non obbedire all’ordine del trasferimento e cosi era andato nella notte a Ligonchio, accompagnato da un elemento del servizio d’informazione segreto di Gancia. I partigiani lo ricevono bene e dopo poco egli lavorava già nello stesso servizio di Gancia che aveva fondato una rete di servizio d’informazione per la zona della alta montagna lungo la strada nazionale N° 63. In tutti i paesi di detta strada dal passo del Valico fino Castelnuovo nei Monti vi erano i collaboratori, i quali denunciarono oralmente o per lettere a Ligonchio le notizie di tutto ciò che facevano i Tedeschi dei presidi di questa strada. Così il servizio d’informazione era sempre benissimo informato di tutto ciò che succedeva nel proprio territorio, così che riusciva ad esso di dare ottime spiegazioni sia al Comando Unico o alla Missione alleata come pure di pari passo alla 145a brigata di presidio sulla Zona B. In questo servizio Gancia riceveva ora anche Mietec colla missione speciale di intensificare le relazioni con il presidio di Busana. Gancia desiderava di prendere personalmente contatto coi capi dei presidii Tedeschi. Perciò si recò sulla zona di Cerreto e si fece presentare da un suo amico di Cerreto al Capitano Tedesco, dove sostenne un lungo interrogatorio chiedendo 105 di avere un permesso di recarsi dal Colonnello di Busana, Comandante di tutto il tronco della strada N ° 63, cosa che ottenne con non poche difficoltà e sospetti. Il Capitano lo faceva accompagnare come persona sospetta fino a Busana da una pattuglia armata. Arrivato a Busana venne condotto al Comando, dove poté trattare coll’aiutante del Colonnello. Nel colloquio Gancia prospettò la scusante e chiese al Comandante stesso l’autorizzazione e la concessione di automezzi per trasportare viveri per la popolazione di Ligonchio, che si trovava in precarie condizioni. Così riusciva a nascondere i suoi fini di sabotatore a favore della causa di Liberazione. L’aiutante gli promise l’autorizzazione del trasporto sotto la condizione che Gancia riuscisse a portargli un documento firmato dal capo dei partigiani della zona che affermi che i partigiani non disturberanno mai più i trasporti di camions e macchine Tedesche sulla strada 63. Gancia promise di trattare con il Comando Partigiano nel senso chiesto dai Tedeschi e riceveva il permesso dell’aiutante di ritornare indisturbato a Ligonchio. Terminate le trattative Gancia invitava il sergente Ernesto Jundt che era l’assistente del Comandante di Busana e il caporale Giuseppe Prahmstaler, interprete del Comando, a bere un bicchiere di vino insieme con lui nella vicina osteria di proprietà Giacomini ove avrebbe pernottato. Egli intendeva di parlare con questi nel senso di sentire se non erano pronti a collaborare con i partigiani. L’oste Giacomini, vecchio amico di Gancia, aveva già molte volte parlato con il sergente e l’interprete ed aveva compreso che quelli erano tutt’altro che nazisti. Loro erano avversari convinti contro la dominazione crudele di Hitler ed erano anche persuasi che la guerra fosse già perduta per i Tedeschi, dato che l’intervento degli Americani con l’aiuto immenso di materiale e di roba bellica che davano agli alleati Inglesi e Russi. Insieme con Giacomini e con altri civili di Busana avevano apertamente parlato di questa loro convinzione e così Giacomini avrebbe consigliato al suo amico Gancia che il sergente Ernesto e l’interprete Peppino sarebbero stati elementi fidati e sinceri per la causa partigiana. I due Tedeschi accettavano l’invito ed avevano un lungo colloquio con Gancia, al quale chiedevano vaste spiegazioni concernenti la vita e le condizioni dei partigiani. 106 Erano contenti di tutto ciò che sentivano da Gancia. Essi lo ringraziavano finalmente quando egli prometteva a loro, che troverebbero a Ligonchio sempre pronto alloggio e vitto e che sarebbero stati ricevuti tanto volontieri fra i partigiani se si decidevano ad abbandonare il loro presidio. Infine si separarono da tutte due le parti con tanta speranza per l’avvenire. Quando Gancia la mattina dopo ritornava a Ligonchio, portava già con se una lettera e sigarette che il sergente Ernesto mandava al suo amico Arturo in Ligonchio. Poco dopo un elemento del servizio di Gancia consegnava la lettera di risposta al sergente e così le relazioni fra l’assistente del Comando del luogo di Busana e il servizio d’informazione di Gancia cominciavano. (...)”
Ernst Jundt era un sergente dell’esercito tedesco, classe 1912, in servizio presso il Comando tedesco di Busana. Alla fine del 1944 entrò in contatto con Prospero Pedrazzi “Gancia”, oste di Ligonchio, che aveva costituito un servizio d’informazioni efficiente e utilissimo alle attività partigiane. Il memoriale è la narrazione della collaborazione fra soldati della Wehrmacht e le formazioni partigiane della montagna. Ernst Jundt, Il memoriale di un partigiano tedesco, in “Ricerche Storiche”, n. 25, Reggio Emilia, Istoreco, 1975.