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Sentieri Partigiani

Storia

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L’Italia veniva da 20 anni di dittatura fascista. Entrò in guerra solo il 10 giugno 1940, alleata con la Germania nazista, sperando in una sua rapida vittoria. Le sconfitte militari e le crescenti difficoltà del fronte interno condussero la Monarchia italiana ad arrestare Mussolini il 25 luglio 1943. Ma la Monarchia condusse una politica equivoca, mantenendo l’alleanza con la Germania mentre trattava un armistizio con gli alleati.
L’armistizio dell'8 settembre 1943 fra l'Italia e gli alleati sorprese l’esercito italiano lasciato allo sbando con la fuga del re, mentre i nazisti tedeschi erano preparati per occupare il paese. La Resistenza si sviluppò progressivamente nei territori occupati dai tedeschi e amministrati dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana, a capo della quale fu richiamato Benito Mussolini.
I primi partigiani furono i militari sbandati dopo l’armistizio che riuscirono a sfuggire alla cattura e all’internamento nei lager. A questi primi gruppi si unirono i giovani che rifiutarono nel 1944 di aderire alle nuove forze armate fasciste.
La guida politica della Resistenza fu assunta dal CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) in cui erano rappresentate tutte le forze politiche antifasciste. Le formazioni militari partigiane aumentarono di forza ed efficienza nonostante la repressione feroce di nazisti tedeschi e fascisti italiani che non esitarono a colpire la popolazione civile per impedire che fornisse appoggio ai resistenti. Furono compiute ovunque stragi per rappresaglia (Fosse Ardeatine, Monte Sole, S.Anna Stazzema, etc.) con oltre 14.000 vittime, ma questo non impedì la costruzione di un forte rapporto fra popolazioni e combattenti, con un ruolo femminile molto importante non solo nelle formazioni combattenti ma anche come assistenza, aiuto e trasmissione di informazioni.
L’appoggio degli alleati e delle popolazioni consentì il diffondersi della Resistenza nelle città e in pianura, ma soprattutto nelle zone di montagna. La Resistenza raccolse combattenti di ogni indirizzo politico anche se la presenza comunista fu molto forte (nelle Brigate “Garibaldi”), ma si costituirono Brigate combattenti anche cattoliche (“Fiamme Verdi”), socialiste (“Matteotti”) e liberal-socialiste (“Giustizia e libertà”).
L’avanzata delle truppe alleate si fermò nell’autunno 1944 sulla Linea Gotica sugli Appennini e questo costrinse le formazioni partigiane a trascorrere un inverno molto difficile in attesa della ripresa dell’offensiva dell’aprile 1945, quando le formazioni partigiane scesero per prime a liberare le principali città dell’Italia del nord, insediando le prime amministrazioni democratiche.
Al termine della guerra furono riconosciuti oltre 185.000 partigiani combattenti, di cui 35.000 donne, con quasi 29.000 caduti, di cui 683 donne.